L’Atalanta è Calda(ra): 2-0 al San Paolo!

Napoli-Atalanta 0-2
(28′, 65′ Caldara) 
di Sebastiano Moretto 

Dal primo anticipo della 26esima giornata di Serie A, ne escono vincitrici due squadre: l’Atalanta e la Juventus. La prima perché conquista tre punti (incredibili quanto meritati!) contro il Napoli al San Paolo senza subire gol e, così facendo, si avvicina alla prestigiosissima zona Champions staccando, almeno per una notte, l’Inter; la seconda perché si è assicurata un difensore centrale di buonissime prospettive che stasera è entrato in campo con personalità e..pancia vuota, riempita in seguito con due gol.
Ancora una volta, l’Atalanta vince e convince sotto il segno dei giovani: emblemi di una squadra propositiva, sfrontata ed ostica da affrontare. Anche al San Paolo, luogo in cui il Napoli aveva sempre segnato (e spesso vinto) in questo campionato.
Si può notare come la pioggia, oltre ad essere una precipitazione atmosferica, si sia trasformata in uno stato d’animo per i giocatori in maglia bianca.
Lo è diventato, difatti, con l’avanzare dei minuti perché i partenopei avevano iniziato la partita in quinta, come si è potuto vedere dal 5-4-1 atalantino in fase difensiva, per poi partire in contropiede, e dalla traversa colpita da Insigne dopo appena 6′.
Il Napoli conduce le redini della gara ma il cavallo è zoppo, grazie anche a Gasperini che affida ai tre difensori la marcatura a uomo del proprio attaccante di reparto e a Kessié l’arduo compito di fare da ombra ad Hamsik, al fine di creare una rottura nel baricentro napoletano.
La pressione nerazzurra, col passare dei minuti, avanza sempre più e ciò causa gli errori in fase d’impostazione degli avversari, Reina compreso.
Al 28′, il pressing degli uomini di Gasp viene premiato con Caldara che sfrutta una deviazione sporca di Conti sugli sviluppi di un calcio d’angolo ed infila l’estremo difensore napoletano: decimo gol su corner e quarto personale per il difensore centrale.
Sul finire del primo tempo, Mertens prova a pareggiare i conti ma il suo piede destro prima e la combo Berisha-legno poi sono solo dei segnali per poter iniziare con grinta la seconda frazione.

Invece non cambia nulla, l’Atalanta continua a giocare con personalità e già al 1′ avrebbe potuto mettere una seria ipoteca sul match se solo Petagna avesse sfruttato meglio un liscio di Maksimovic per infilare Reina.
Il Napoli è “sfilacciato”, la squadra si allunga sempre di più e le idee sono meno rispetto alle altre partite. Allora Sarri decide di inserire Milik al posto di Hamsik per portare maggior peso in area avversaria visto che Toloi, Caldara e Masiello sembrano insuperabili. Inoltre, Mertens inizia a fungere da filo conduttore tra l’attaccante polacco ed Insigne, spostato sulla linea di centrocampo nelle vesti, in un certo senso, di regista.
A metà della frazione, ecco il fatto che potrebbe cambiare la partita: Celi mostra per la seconda volta il cartellino giallo a Kessié. Le ammonizioni, avvenute in 2′, sono sacrosante ma ciò non compromette la partita dei bergamaschi, anzi! Tre minuti più tardi, col Napoli proteso in avanti, Caldara conquista e porta palla, serve Spinazzola che arriva fino al limite esterno dell’area e chiude il triangolo col giovane difensore centrale, il quale colpisce il pallone con una mezza sforbiciata timbrando il cartellino per la seconda volta, segnando la sua prima doppietta in Serie A e portandosi a cinque marcature in campionato.
Nessuno si trattiene, tutti i giocatori in campo e in panchina corrono ad abbriacciarlo perché quello è il gol della sicurezza.
Sarri, ormai senza idee, inserisce Pavoletti e Maggio alla ricerca di un’occasione per riaprire la partita. Occasione che capita però a Callejon, il quale spedisce a lato un pallone che era solo da appoggiare alle spalle di Berisha. Questa è la fotografia del pomeriggio partenopeo.
L’unica idea di Gasperini, invece, è quella di difendersi e finisce la partita addirittura con il 6-3. Nulla di più utile.

Il Napoli inizia il filotto dell’inferno con una brutta sconfitta e non è certo il migliore dei modi per far addolcire il presidente De Laurentiis, ancora in silenzio stampa. Spreca, inoltre, l’occasione di aumentare sulle inseguitrici e sulla Roma, almeno per una notte.
La Dea, invece, mette sul piedistallo il suo gioiellino Caldara e il mago Gasperini, sempre più simboli di una squadra di provincia che non si vuole fermare davanti ai grandi. Ci saranno Fiorentina e Inter a provare se la vittoria di oggi sia stata solo un caso. Ma chi ben comincia…

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