Di Francesco: "Schick ancora non è un centravanti. Sarri ha avuto 3 anni per plasmare la squadra"

Eusebio di Francesco parla del campionato e della prossima sfida contro il Napoli


IL NAPOLI

“C’è stata un’evoluzione di Sarri, lavorando per tre anni con la stessa squadra è riuscito a trasmettere la sua idea di gioco. Ha cambiato modo di giocare, la loro forza è nel lavoro nelle catene di destra e di sinistra. Il Napoli costruisce tanto da una parte e va a finalizzare dall’altra. Non fa mai appiattire i tre giocatori, creando più soluzioni di passaggio. Io cerco di lavorare prima sulla mia squadra, cercando di non fargli attuare le proprie idee di calcio. Sarà una partita fondamentale, anche se ogni partita è importante. Questa avrà un gusto particolare”.

SCUDETTO

“La squadra da battere è sempre la Juventus. Napoli e Roma sono quelle che si sono avvicinate di più negli ultimi anni. La Roma ha cambiato di più e ci vuole tempo per assimilare determinati concetti ma non vuol dire che non si possa essere competitivi. Ci dispiace non aver giocato la partita con la Sampdoria, perché a livello psicologico la partita in meno pesa un po’”.

LA PIAZZA


“Nel 2006 la mia scelta era quella di staccarmi dal calcio. Lavoravo in uno stabilimento balneare e questo mi permetteva di staccare, ma quello che mancava era l’odore dell’erba, del campo, della spogliatoio. Il ritorno a Roma per me è stata un’emozione unica che ho preso con tanto entusiasmo e grande voglia. A Roma ci sono più pressioni di Sassuolo? Sicuramente sì ma le mie pressioni interne sono sempre le stesse. Ci sono le stesse responsabilità. Gli obiettivi sono più importanti per chi li vive nella città, ma avevo le stesse responsabilità anche a Sassuolo”.


RAPPORTO CON DZEKO


“Alle spalle c’è un lavoro che in tanti non sanno. Al di là di Edin anche altri potrebbero faticare a digerire determinate cose. Il tempo è fondamentale per poter trasmettere un’idea di gioco. Sarri giustamente ora è osannato, ma ricordiamoci da dove è partito e le difficoltà che ha trovato all’inizio. Chi gli è stato accanto ha avuto l’intelligenza di aspettarlo. A fine gara tante volte anche io posso dire cose sbagliate. A fine gara, evito di entrare nello spogliatoio e preferisco parlare due giorni dopo a mente lucida”.

ATTEGGIAMENTI


“Personalmente vorrei sempre mantenere la squadra corta. Il difensore tende ad essere pigro quando non in possesso ed è una cosa che va stimolata dall’allenatore. Chi attacca deve essere positivo, il difensore invece deve sempre pensare al peggio. Al momento in cui ti trovi a pensare: ‘Non me l’aspettavo’, significa che non si può giocare ad alti livelli e quindi non segnare un gol o prendere un gol”.

USO DELLE STATISTICHE

“I dati statistici mi interessano di più nel pre partita e nell’intervallo. Per me il vero tattico e analista è l’allenatore. Tra il primo e il secondo tempo contro il Milan, ho spostato Nainggolan più addosso a Biglia, per qualcosa che ho visto durante la gara, successivamente confortata dai dati. Biglia ha toccato 50 palloni nel primo tempo e 20 nella ripresa. Così è un po’ cambiata la gara”.

SCHICK

“Ho avuto ancora poche possibilità di allenarlo ma si vede che ha l’istinto del campione. Dovrò adattare delle situazioni tattiche ma sono convinto che in futuro sarà un attaccante centrale. Con Giampaolo alla Sampdoria, le cose migliori le ha fatte sul centro destra. Una sua caratteristica che per il mio modo di vedere il calcio è importante è il piede invertito. È un ragazzo giovane e potrebbe mancare in continuità, per cui andrà accompagnato nel suo percorso”.