Torino Roma: zucchero e digiuno

Nella foto Sadiq, ora al Torino ma in prestito dalla Roma, con la famiglia.


Sfida da tripla all'Olimpico grande Torino, i granata per il riscatto dopo tre gare senza vittoria la Roma per la conferma dei segnali positivi visti allo Stamford Bridge

A chi non piace leggere dallo smartphone, o dal tablet mentre mangia? Per i pochi che hanno risposto di no spero arrivi presto una cura; per gli altri la mia solidarietà, comprensione ed un raccomandazione: in questi giorni state lontani dai siti specializzati sulla Roma, rischiate il diabete o, se vi va bene, di restare incollati allo schermo per via del miele che sgorga da ogni articolo o virgolettato.
Come si ferma Dzeko? Meglio Di Francesco, Sacchi o Mago Merlino? Sarà record di vittorie della Galassia? Ho visto anche parole dolci per Gerson, ma quelle ve le risparmio perché, nonostante stia abbastanza bene, ho visto la mia glicemia impennare senza casco e non voglio nessuno sulla coscienza.
Da armata Brancaleone dopo la disfatta col Napoli consumatasi in riva al Tevere, la Roma è stata trasformata (non da Mago Merlino)  in un rullo compressore, semplicemente sorvolando il Tamigi.
 O questo fiume ha più superpoteri di quelli che un bimbo attribuisce al suo pupazzo preferito, oppure c’è un problema di equilibrio nei "giudizi specializzati".
Per ora la Roma è solo una buonissima squadra con un potenziale offensivo inespresso, a mio parere, spaventoso.
Sembra il classico ragazzo intelligente che non si applica a dovere; ma per fortuna, come a scuola, anche nel calcio gli esami non finiscono mai.
Quello cui va incontro la formazione giallorossa in questa 9a giornata di campionato, poi, è talmente  insidioso da finire per avere l’importanza di un incidente probatorio in un processo.
All’Olimpico Grande Torino, vestite in granata, accoglieranno gli uomini di Di Francesco undici belve ferite dalla sconfitta (con figuraccia) nel derby e dal doppio pareggio contro Hellas Verona e Crotone.
Orfano di Belotti, Mister Mihajlovic dovrà decidere se affidarsi a Sadiq ( per non snaturare il modulo standard cui la squadra è abituata ) o se inserire Berenguer per non dare punti di riferimento all'avversario.
Schierare un ex contro la Roma è sempre un’ottima mossa vista la frequenza con cui i figlioli prodighi  le fanno gol. Anche approfittare dell’assenza di Manolas - con la perdita di velocità che ne consegue per il pacchetto arretrato capitolino – sarebbe, però,  una buona idea.
Lo stipendio di Mihajlovic, ancor più se rapportato al mio, è un ottimo motivo per lasciare a lui oneri e onori della scelta.
Per il resto solito schieramento con Sirigu a difesa dei pali; De Silvestri N’Koulu Moretti e Molinaro in difesa; Rincon, Baselli, Falque, Ljajce Niang dalla cintola in su.
L’undici iniziale della Roma, probabilmente,  differirà da quello di Londra per almeno due undicesimi: rientreranno De Rossi e Florenzi per Gonalons e Gerson ( a meno che a Di Francesco non piaccia impennare), ma non mi stupirei più di tanto di vedere Florenzi per Peres e Under per Gerson.
Di sicuro nessuna delle due compagini è nata per essere attendista per cui pressing, tentativo di riconquista della palla in avanti e gioco in velocità negli spazi saranno i grimandelli con cui ognuna delle due squadre proverà a scardinare le resistenze dell’avversaria. Il Toro gioca in casa e deve lasciarsi alle spalle un periodo nero lungo tre gare, la Roma ha il morale a mille ed è tecnicamente superiore. Ma, e qui sta la magia della Serie A, il tasso tecnico conta meno delle motivazioni e dell’applicazione. Frase abusata, ma davvero didascalica per dirla con Lotito.
E’ molto difficile fare un pronostico per gare come queste; di sicuro, essendo l’Europa League il vero obbiettivo dei granata, per loro non è l’ultimo treno su cui salire, mentre per la Roma, se davvero vuole ambire allo scudetto, questa, dopo le due sconfitte interne con Inter e Napoli, potrebbe essere l’ultima chiamata.
Al di là del risultato, la ricerca della continuità di prestazione, la capacità di adattarsi al giocare ogni tre giorni, lo scontro con un avversario con caratteristiche speculari sono i veri banchi di prova della maturazione di questa squadra a cui, finora, è sempre mancato un soldo per fare una lira.
Cantando, anzi celebrando con la solita elegante e dissacrante ironia il ritorno di Carlo Martello dalla battaglia di Poitiers, il Maestro De Andrè ci illuminava, traducendo in sublime melodia, il concetto che il digiuno (l’astinenenza)  è più forte dell’onore; battendo il Torino la Roma dimostrerebbe che, per una volta nella sua travagliata storia calcistica, il digiuno da vittorie è più forte dell’eccitazione da incenso che, imprudentemente, in tanti stanno spargendo sul suo cammino dopo il pareggio di Londra.

Angelo Spada