C'era una volta Mimmo...



C’era una volta una promessa del calcio. Una stellina nel vastissimo firmamento dell’universo pallonaro che diventava di settimana in settimana sempre più fulgida, brillando di luce esclusivamente propria come solo i grandi ed i predestinati riescono a fare. Un termine, predestinato, che non è affatto pescato a caso se sei il giocatore più giovane della storia del calcio italiano a calare un poker in 32 minuti alla tua stagione d’esordio in Serie A, e il primo in assoluto a firmarlo all’allora squadra più titolata del mondo: il Milan. 

Occhi umili e svegli sotto una capigliatura bionda da bravo ragazzo - lontana anni luce dalla tracotanza di una cresta platinata - ma soprattutto una maniera di interpretare il calcio con eleganza ed efficacia. Sono queste caratteristiche, custodite in pochi emblematici significati, che hanno condotto Domenico Berardi ad essere acclamato come uno dei migliori diamanti grezzi del calcio europeo - tanto da essere inserito, dal 2013 al 2015, nella Top 101 Under-20 di Don Balon.

Fine e aggraziato ma anche istintivo e impulsivo. Dal suo esordio nella massima serie nella stagione 2013-14 fino al grave infortunio che rappresenta per ora il crocevia involutivo della sua carriera, il ragazzo di Bocchigliero ha collezionato 33 ammonizioni e 3 espulsioni, tutte dirette. Peccati di gioventù si diceva, dovuti alla foga agonistica di un ragazzo tra i 19 e i 22 anni che compensava una palla persa anche in modo banale con un fallo a metà campo che avrebbe fatto infuriare qualsiasi allenatore. “Nei” che nascondevano delle imperfezioni caratteriali ma che venivano coperti da una corposa mano di talento - 38 gol e 15 assist in 90 presenze – e dalla promessa che con il passare del tempo e con addosso una casacca più “pesante” certi raptus sarebbero scomparsi dal suo repertorio.

Eppure così non è stato. Berardi è rimasto al Sassuolo e al palo. Dopo diverse finestre di mercato in cui il suo nome è rimbalzato da una squadra ad un’altra - la Juventus ha preferito Simone Zaza mentre le sirene romaniste di Di Francesco hanno cantato ma non sono mai state sentite - il giovane favoloso, che se avesse militato in un altro campionato ora vanterebbe sicuramente qualche gettone in Champions League, si è fermato in Emilia. Alla consacrazione mai giunta si somma poi la lunga assenza dovuta all’infortunio ai legamenti collaterali che non ha riconsegnato al Sassuolo un ragazzo temprato, recuperato nella mente e nello spirito, anzi. Niente più punizioni a giro, dribbling secchi, tiri da fuori e assist pregevoli. A partire dall’8 gennaio 2017 Mr.Hide, con le sue folli rincorse ad avversari che di lì a pochi secondi si sarebbero ritrovati a terra, ha pian piano oscurato il vero Mimmo, la cui fase calante ha influenzato sia il Sassuolo che i fantallenatori

La parabola discendente del numero 25 si è riverberata prima sulla classifica neroverde – dal dolce sapore dell’Europa League alle acque più torbide del campionato - e poi sulle rose del fantacalcio. Chi ha puntato a occhi chiusi su un giocatore che già a 23 anni sapeva di usato sicuro si è dovuto ricredere e soprattutto ha dovuto fare i conti con una fantamedia da horror. Berardi è infatti regredito dal 7,69 e dal 7,56 delle sue prime annate in A ad un 5,24 della stagione in corso - come se non bastasse condita da 2 rigori sbagliati, un espulsione e 4 gialli, sprofondando in molte leghe negli abissi degli svincolati di lusso.

Che sia un crollo irreversibile o solo un momento delicato, dovuto alla crisi di tutto il gruppo emiliano e a qualche decisione dirigenziale sbagliata (è giusto non svendere ma occhio a chi rimane controvoglia), non lo sappiamo. Noi che abbiamo creduto tanto in questo ragazzo dalla capigliatura un’po’ arruffata e dal talento purissimo stentiamo a credere nella prima opzione. Crediamo che genio e nevrosi (correggibile) siano elementi della stessa medaglia, ma abbiamo anche paura che per un processo alchemico non troppo raro nel mondo del calcio l’oro zecchino contenuto nei suoi piedi si stia lentamente tramutando in comune ottone. Saremo stupidi o testardi ma continueremo a credere in Mimmo così come non l’ha ancora fatto una big, perché ad oggi l’ipotesi trasferimento sembra l’unico fattore in grado di far uscire l’attaccante sassuolese da un tunnel che sembra già allestito. Saremo cocciuti, ma almeno non siamo soli. Grazie per la compagnia, Mister Di Biagio.


 A cura di Stefano Mangione