Viviano & co. Perchè il rigore l'ha inventato un portiere. Di S.Mangione


La bilancia psicologica su cui poggiano portiere e tiratore durante l’esecuzione di un calcio di rigore è sicuramente l’elemento più sensibile e mutevole di questo sport. I piatti si abbassano e si alzano in tempi infinitesimali, variando i giochi di forza a seconda del loro contenuto: blasone, precisione e freddezza da una parte; stazza, riflessi, istinto ed esperienza dall’altra. 

Sebbene la leggenda vuole che in Italia solo Giampiero Testa, calciatore che negli anni ‘60 militò nelle serie minori raggiungendo l’apice della carriera al Magenta in Serie C, non abbia mai fallito dal dischetto (circa 300 gol dal dischetto contando anche i tornei non professionistici), per tutti gli altri giocatori della Serie A passare da incudine a piuma è stata solo una questione di tempo. Se si prendono in considerazione i rigoristi abituali, e non quelli occasionali, si nota come cecchini infallibili non siano mai esistiti e forse mai ce ne saranno. Rimangono comunque ottime percentuali realizzative come quelle di Francesco Totti, 71 su 88, Maradona (30/33) e Roberto Baggio (66/81), passando per la serie magica di Roberto Boninsegna, che ne realizzò 19 prima d’essere fermato da Franco Mancini, portiere del Bologna. Perché anche se sembra che il manico del coltello sia dalla parte del tiratore, il rigore è pur sempre un compromesso proposto per la prima volta da un portiere che voleva punire i difensori scorretti, e non i suoi colleghi. Il suo nome era William McCrum, un abbiente industriale nordirlandese che si dilettava  a parare tra le fila del Milford Football Club e che, stufo degli atteggiamenti antisportivi dei difensori avversari all’interno della loro area di rigore, propose l’istituzione di un tiro libero dalla distanza di 10,89 metri. Deriso prima e ascoltato poi, la sua richiesta venne presa in considerazione dall’International Board solo dopo il 2 giugno 1891 quando nel match tra Stoke City e Notts County un difensore parò con le mani un tiro diretto in rete.
  
Da quel giorno ebbe inizio la lunga epopea della “pena di morte del calcio” – secondo una fortunata espressione di Camillo José Cela – e degli eterni stalli in attesa del fischio dell’arbitro. Scene ricorrenti che meriterebbero la regia di Sergio Leone, pronto ad immortalare la tensione dei muscoli degli occhi, che si acuiscono fino a sfiorare la chiusura . E ad oggi chi non intende perdere neanche uno di questi stalli è Emiliano Viviano

Un ragazzone come tanti con dei basettoni alla Lupin e un pizzico di follia che lo accompagnano verso il consolidamento, giornata dopo giornata, del record europeo di rigori parati in questa stagione, 4. In Serie A Viviano è al suo 13esimo rigore parato su 38 totali – media niente male del 32% di neutralizzazione – ma dovrà ovviamente scalare un pendio davvero erto per poter ambire all’Olimpo dei grandi del nostro campionato. Un salotto che ha fatto tremare le gambe ai migliori tiratori scelti del mondo e che vede sedere sul suo trono Gianluca Pagliuca. Il Gatto di Casalecchio che in Serie A ha parato ben 31 rigori su 90 e che, oltre a predicare lo studio della psicologia e della storia delle scelte degli avversari, chiama in causa anche «esplosività, forza di gambe, magari l' altezza per coprire la porta, come Handanovic». È proprio il portiere sloveno, che quando divarica le gambe e allarga le braccia sembra possa fare a meno anche di buttarsi, a occupare il secondo posto di questa speciale classifica all-time. Il nerazzurro ha una quota percentuale a dir poco mostruosa del 38,6% avendo disinnescato 27 tiri dagli 11 metri su 70. Il podio è completato da Luca Marchegiani, 21 su 67, che precede Gianluigi Buffon, 20 su 68. A tenere compagnia alla leggenda bianconera tra coloro ancora in attività vi sono Andrea Consigli, 15/46; Antonio Mirante, 13/55, e Stefano Sorrentino, 13/58.
A cura di Stefano Mangione