Focus Roma: Chi non cambia è perduto. di Angelo Spada


Montagne russe è l’espressione più utilizzata per dare l’idea della discontinuità; che sia di rendimento o di risultati non importa, dici montagne russe e pensi a questo continuo saliscendi senza regolarità che non si sa dove ti porta.
L’espressione potrebbe essere accostata alla Roma per sintetizzarne l’andamento dell’attuale stagione, ma non mi piace.

A me sembra più una caduta libera attutita, ogni tanto, da una qualche corrente ascensionale.
La società As Roma, ad oggi,  è una fabbrica di plusvalenze, non bada alla parte sportiva e nemmeno cerca persone in grado di seguirla attentamente. Cerca agenti di commercio e con Sabatini prima e Monchi poi, ha trovato due maestri del settore.
Ma se il primo almeno sapeva mettere le toppe (vendeva Benatia e prendeva Manolas, vendeva Marquinhos -dopo averlo scoperto- e inventava Yanga Mbiwa), il celebratissimo spagnolo non sa nulla di calcio per cui squarcia il tessuto in ogni dove.

Ho aspettato un anno per dirlo ma ora posso espormi tranquillamente: se i colpi da maestro di questo Messia sono Moreno, Coric, Marcano, Pastore, Kluivert e Nzonzi o è in malafede o comprare calciatori non è il suo mestiere.
Ho detto comprare perché a vendere quelli che ha venduto lui (Salah, Allison, Naingollan, Strootman) ci riesce chiunque. E meno male che Dzeko si oppose alla cessione altrimenti l’avrebbe anche impacchettato e spedito a Londra.  Il prossimo anno, non essendo stato in grado di valorizzare nessuno, venderà Manolas, Under e Olsen. Gli ho già fatto il lavoro, gratis.
Fino a qualche giorno fa analizzare l’atteggiamento da accattoni della proprietà americana mi bastava a capire questa stagione.

Dopo la partita col Real Madrid non più. Da martedì sera mi rendo conto che il grosso problema della Roma è in panchina. EDF è persona seria e capace ma in totale confusione.
Mi sembra un bimbo che cerca di fare un puzzle a casaccio. Questo pezzo va qua perché ho deciso così, non importa se non è della forma giusta.
Ma Cristante non è Strootman, Nzonzi non è Naingollan e nessuno dei suoi giocatori è uguale allo scorso anno.
Dapprima si è ostinato a cercare di rifare lo stesso 433 con i nuovi, poi un 4231 senza capo né coda; ora, senza De Rossi, di nuovo 433.
Risultato? La squadra è smarrita, fa meno della metà di quanto le viene chiesto e proposto, prende gol e si spegne. A Bologna come a Udine o contro il Real.
Quando prendendo gol ti spegni la spiegazione è solo una: non credi in quello che fai.
Se la tua punta centrale  non struscia una palla che sia una e quelle laterali fanno più i terzini che gli attaccanti non puoi togliere la punta centrale e giocare diversamente? Se anche i sassi si sono accorti che Florenzi non è un terzino perché non lo sposti? Hai Karsdorp, Santon, o puoi giocare a 3 dietro.
Il calcio, nella sua infinità semplicità, permette soluzioni infinite. Non ne conosce altre?
Si faccia da parte, o lo mettano da parte. Il troppo stroppia.


Mai nessuna Roma con una identità, che combattesse e venisse sconfitta è stata fischiata e mai lo sarà.
Ma un ibrido di spocchia e indolenza, sprazzi di luce e buio pesto irriterebbe anche dei finlandesi educati.
Domenica arriva l’Inter di Spalletti: allenatore ipersopravvalutato, ma furbo.
Se di fronte si troverà la solita Roma schierata 433 che non punge e non difende ne farà un sol boccone in contropiede.
Sorprendici Eusebio o salutiamoci adesso, tante grazie e per favore porta Monchi con te.

a cura di Angelo Spada 

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