Roma: Di Francesco dalla prossima dì che non firmi ...per la vittoria!!


Un pareggio dal sapore agrodolce per la Roma chiamata ora a non buttare via quanto di buono fatto finora


Prima della partita ero convinto che il Chelsea avrebbe battuto la Roma in scioltezza.
Avendo ammirato gli uomini di Conte annichilire l’Athletico a Madrid, pensavo che i blues avrebbero fatto scempio di una Roma incerottata, timorosa e perennemente incompiuta. Tant’è che quando ho sentito Di Francesco affermare che non avrebbe firmato per il pareggio, ancor prima di pensare alle solite dichiarazioni di facciata, mi era già uscito un “è pazzo ?” di bocca.
Col senno di poi aveva ragione lui: la Roma se l’è davvero giocata questa partita. 
Purtroppo l’ha fatto con tutti i pregi e i difetti cui la squadra capitolina ci ha abituato nelle notturne europee. Sbadata dietro, sfortunata, sprecona, a tratti sontuosa e poi beffata nel finale. Montagne russe emozionali vissute davanti alla tv da non so quanti abbonati Mediaset, in streaming, curvi su monitor vari, dai “pirati informatici del mercoledì sera” e dal vivo da 2700 stupendi tifosi che hanno annullato il fattore campo. Annullato? Rovesciato del tutto.
Quando non sono colpiti da multe, daspo e regole ad hoc i tifosi della Roma diventano un fattore. I primi applausi  vanno a  loro che ieri, e non solo, sono stati la parte migliore della squadra.
Lo stesso Zecca, su twitter, li ha proclamati “man of the match”, allontanando, spero definitivamente, i tempi dei “fucking idiots” pallottiani.
Analizzando  la situazione con freddezza statistica, il punto è d’oro. Sembra addirittura platino alla luce dell’impronosticabile pareggio degli uomini del Cholo Simeone in Azerbaijan.
Ma, per chi conosce la storia della Champions e della Roma, è un oro che non luccica come dovrebbe, non riscalda e non conforta. Perché la qualificazione non è affatto vicina e, se non si pone rimedio ad alcuni gravi limiti evidenziati ieri, nemmeno probabile per gli uomini di Di Francesco.
La bravura evidenziata nel ribaltare la partita, infatti, è più che compensata dalla gravità delle colpe da cui sono scaturiti tutti i bonus per il Chelsea.
E’ gravissimo, infatti, tutto quello che la Roma ha concesso ieri agli uomini dell'ex ct Conte : dall'essersi fatta colpire in contropiede da un uno-due che poteva annientarla; al fatto che non riesca mai ad essere cinica  sotto porta e soprattutto  come abbia preso il gol del definitivo pareggio permettendo un comodo colpo di testa ad un calciatore che in quell’area, di testa, non avrebbe dovuto prenderla mai se non nei suoi sogni tormentati nel post gara.
Capisco sia difficile accettare critiche dopo un pareggio, in rimonta, sul campo dei campioni d’Inghilterra allenati da un mostro sacro come Conte. E’ uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo, lo impone la realtà dei fatti. Che ora, a mente fredda, ci consegna un bilancio drammaticamente lucido: i blues, precisi al tiro alla stregua di un cecchino esperto, si godono immeritatamente la testa del gruppo, la Roma, per qualficarsi, deve ancora scalare una montagna di cui vedeva già la vetta. E' un fatto enorme che la roma, immeritatamente sotto 0-2 non si sia disunita ed abbia continuato a giocare, ma i meriti non fanno punti; al contrario, spesso, i punti si fanno sopperendo  – con classe, killer istinct e fortuna – ai propri demeriti. IN questo la Juve ha fatto spesso scuola in Italia ed in Europa. 
Dopo il punto strappato ieri il Chelsea dovrebbe suicidarsi per uscire dalla Coppa: di contro , a causa della vittoria buttata alle ortiche, la Roma può essere eliminata semplicemente perdendo due partite (col Chelsea in casa e con l'Athletico al Wanda)  che, sulla carta, si possono anche perdere.
Nessuna squadra può cercare di costruire le proprie fortune sugli eurogol della punta, sul furoreggiare incessante dell’esterno d’attacco o sulla maestosità del proprio terzino sinistro. Difesa solida e concentrata,  terzini (soprattutto destri) svegli e centrocampisti nei posti giusti sono imprescindibili per fare strada in ogni competizione.
Su questo, dalle parti di Trigoria,  c’è da lavorare tanto ed alla svelta ma, al contempo, con piena fiducia nelle capacità di Mister Di Francesco.
E’ palese che la squadra appartenga in toto al suo tecnico, lo segua e creda in ciò che gli viene proposto.
La qualità del gioco d’attacco, l’intensità del pressing e l’applicazione collettiva viste ieri non si improvvisano in una notte. Non basta il vento della possibile fama che spira sui campi della Champions a gonfiare le vele dell’orgoglio per 90 minuti filati. Servono un mister che spiega le cose da fare ed una squadra che si applica e si sacrifica per metterle in pratica.
Tuttavia, restano ancora vari problemi ed ignorarli sarebbe controproducente quanto il imitarsi ad ammirare, passivi,  un cucciolo di cane che ci adora sottovalutando il fatto che non riconosce i comandi che gli vengono impartiti.
Se da un lato, infatti, è meritorio il fatto che Di Francesco consideri tutti gli effettivi come potenziali protagonisti dando spazio, in una gara delicata, a gente poco impiegata come Gonalons  e Gerson, dall’altro è improcrastinabile la soluzione di due evidenti equivoci tattici: Strootman e Nainggolan. Questi due titani del centrocampo stanno rendendo pochissimo rispetto al proprio potenziale sottraendo preziosi pistoni al motore giallorosso. Altro problema è Bruno Peres, ma per lui ormai  l’unica speranza è…Karsdorp o un Florenzi finalmente ristabilito.
La strada da fare, quindi è ancora tanta ma la Roma sembra quella barca a vela di un famoso spot che viaggiava su strada: cerca benzina e stabilità in curva ma, come abbiamo potuto sentire a Stamford Bridge, c’è chi, da dietro, soffia con passione nelle sue vele.

Angelo Spada