FOCUS GENOA: tra la pioggia e il vento, con il rischio di annegare. A cura di S. Mangione


In un pomeriggio di febbraio in cui, più che il bel gioco, a
dominare sono il freddo, il vento e soprattutto la pioggia, il Grifone viene spazzato dalla folata di
un Sassuolo tutt’altro che
insormontabile, gelando così tutte le aspettative nate dopo la positiva
trasferta di Firenze e ritornando in quel limbo fatto di incertezza che solo
due giorni fa sembrava essere superato. Non è solo la sconfitta a bruciare, ma
la consapevolezza di poter giocare un calcio a livelli molti alti, come
accaduto nei primi 15-20 minuti delle due frazioni della gara, e non riuscire a
trarne profitto da esso. Una squadra a due facce: atletica e dinamica sul
risultato di parità, frenetica e imprecisa quando deve rimontare.
Il Genoa si
presenta in campo con il suo modulo prediletto, o almeno tale era la percezione
a inizio anno, un 3-4-2-1 ad alto
contenuto offensivo con Palladino e Pandev dietro il solo, durante la
partita solissimo, Simeone. Match
che, come già detto, si apre con i rossoblù che cercano di imporre il loro ritmo, facendolo
anche bene. Il portatore di palla avversario viene aggredito e raddoppiato
sulla sua trequarti, la percentuale del possesso della sfera è abbastanza alta
e i giocatori offensivi, Palladino e
Pandev, comunicano costruendo delle
buone trame di gioco. Un atteggiamento propositivo che diventa ottimo se la
fase difensiva viene svolta senza troppe sbavature. Ieri, almeno nella prima
mezz’ora, non si sono visti quegli enormi spazi vuoti tra difesa e centrocampo
e, sebbene Cataldi e Hiljemark non siano due registi da
impostazione, fanno funzionare la diga contenendo per quanto possibile gli
ospiti. 
Al minuto 25, l’episodio, oramai classico, che decide la
partita e trasforma il match. Il gol di Pellegrini
arriva ancora sugli sviluppi di un calcio piazzato, ancora a causa di un errore evitabile e che ha ancora l’effetto di una bomba atomica. Il contraccolpo è
infatti pesantissimo. Gli errori individuali cominciano a fioccare e solo un
errore da due passi di Matri non
porta i neroverdi sul doppio vantaggio. Il copione del secondo tempo è
pressoché identico al primo, ma le occasioni, a parte una clamorosa traversa di
Gentiletti, non arrivano e Simeone si ritrova in solitudine a
lottare nella gabbia emiliana; le ali non volano più e neanche gli ingressi di Taarabt, Ntcham e Pinilla
riescono a cambiare le sorti dell’incontro anzi, spesso lo sbilanciamento
lascia delle praterie al Sassuolo che non sfrutta due match-ball con Matri e Politano
Genoa-Sassuolo ha messo in luce tutte le difficoltà di un
gruppo dinanzi ad una difesa ben organizzata e che lascia pochi spazi. Il cuore
dei senatori non basta, il buon momento di Simeone non è abbastanza e ancora
Edenilson e Laxalt non sfondano quasi mai. È un Genoa che deve ritrovare le
idee e bilanciarle con il dinamismo e il sacrificio espressi nella prima parte
dell’incontro. Juric può essere
felice per l’approccio al match ma non per la reazione al vantaggio ospite; la
prestazione di ieri è difatti l’esatto opposto di quella di Firenze in cui una
squadra mai doma, nonostante le evidenti lacune sotto il piano fisico e
tattico, ha sfruttato ogni centimetro lasciato dall’avversario e ha
capitalizzato il possibile. Il mercato e l’infermeria ligure non hanno aiutato
a trovare continuità di gioco ma ora che il viavai di giocatori è terminato conviene
lasciare le critiche alle spalle e lavorare sul proprio campionato. Anche perché
l’Empoli è a sole tre distanze.

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